Il presepe di mio padre.

Mio padre faceva tutto di più.
Fumava di più, mangiava di più, beveva di più. Rideva e si arrabbiava in ugual misura, ma sempre di più.
Non era un comunista semplice, lo era al cubo, lo era da tifare C.C.C.P. quando i russi giocavano contro l’Italia. Lo era da sognare di vedere il Vaticano diventare una sezione del P.C.I., con la Cappella Sistina per le riunioni di cellula, e piazza San Pietro per le Feste dell’Unità.
Ma verso la metà di ogni novembre la guardia rossa che viveva in lui, si prendeva un pomeriggio libero, zaino e mezza borraccia di raboso e partiva destinazione boschi. Tornava di solito sul far della sera, con lo zaino che sapeva di vento freddo e di bosco, stipato di muschio che mi par di sentire ancora quello spesso velluto sotto le dita: il muschio del presepe di Nino, famoso in tutto il quartiere.
Dopo la raccolta del muschio, partiva massiccio ogni anno il cantiere del presepe. Ogni stagione una casetta diversa di legno e sughero, che ancora metto nella stessa posizione in cui le metteva lui. E poi lucine magiche e mulini in movimento, e fuochi accesi nei bivacchi dei pastori che ogni anno si riproducevano. Un omone con mani come pale, sdraiato a ricreare un mondo fiabesco. Smoccolava, ad intervalli regolari, proprio quel dio a cui stava preparando la scenografia. Ma a me sembrava il normale commento di un artista concentrato a creare un capolavoro.
L’effetto finale era spettacolare, degno di un’esposizione in Duomo, se non fosse stato per quel Sol dell’Avvenir, messo al posto della stella cometa.

(Renata Toniazzo)

 

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La storia spiegata agli ultrà

Non è vero che le persone che la domenica vanno in curva allo stadio sono tutte violente o ignoranti. Siamo noi che per trasmettere loro le nozioni fondamentali di storia e di educazione civica usiamo una lingua e dei modi non adatti. Esprimendoci nel linguaggio che a loro è più consono, sicuramente possiamo avere dei risultati inaspettati.

Le guerre puniche.

Le guerre puniche furono combattute tra Roma e Cartagine e si conclusero con la netta vittoria di Roma per 3-0.

Presero il nome di guerre puniche perché i Cartaginesi erano detti punici, così come gli atalantini sono detti orobici e i sampdoriani blucerchiati.

Le due squadre nacquero più o meno contemporaneamente e furono gemellate a partire dal 509 a.C. per più di due secoli. In particolare perché entrambe odiavano la squadra dell’Epiro, gemellata con il Taranto ed il Siracusa e allenata da mister Pirro, noto per aver vinto diverse partite ma mai uno scudetto. L’esonero di Pirro fece decadere l’unione di intenti tra Roma e Cartagine contro l’Epiro ed il gemellaggio tra le due venne meno.

La prima guerra punica si giocò in Sicilia, su un campo all’epoca ostico per i romani in quanto estremamente allagato. I cartaginesi invece erano molto bravi agonisticamente sull’acqua. Tecnicamente la guerra doveva essere rinviata di qualche anno, ma l’arbitro greco Taliaventos decise lo stesso di farla iniziare.

All’inizio della guerra Roma era in difficoltà perché le sue trame di gioco male si adattavano al bagnato, mentre Cartagine aveva una grossa esperienza e si destreggiava abilmente. Roma allora decise di mettere in campo prima un modulo quattro-tre-triremi e successivamente un inedito tre-due-quinqueremi copiati oltretutto da antichi schemi del Cartagine, alcuni decenni prima allenato da Zemanius.

A metà della prima guerra punica, la mossa fondamentale fu far entrare Corvo, giocatore che riuscì ad agganciare il modulo nemico permettendo alle retrovie di centrocampo di avanzare ed aggredire la difesa cartaginese. In almeno tre occasioni con il fantasista Attilio Regolo (255 a.C.), (253 a.C.) e (249 a.C.), Roma andò vicinissima al gol della vittoria. Alla fine la rete del vantaggio la mise dentro Quinto Lutazio Catulo (241 a.C.).

Roma si portò dunque sull’1-0 alla fine della prima guerra e Taliaventus mandò tutti negli spogliatoi per qualche anno.

Nell’intervallo di tempo fra la prima e la seconda guerra punica, ci furono anche degli scontri all’interno della stessa tifoseria cartaginese divisa sulle sostituzioni da eseguire, anche perché si sospettava che alcuni giocatori stranieri non si impegnassero a sufficienza e si comportassero da mercenari. In effetti negli spogliatoi mister Annibale li redarguì aspramente e li sostituì con dei cartaginesi DOC.

Durante la seconda guerra punica (218 a.C. – 202 a.C.) il terreno era molto più asciutto per cui si misero bene in evidenza le doti agonistiche di Publio Cornelio Scipione, detto anche l’Africano per aver giocato e vinto diversi titoli con alcune squadre tunisine e algerine.

Annibale decise di rinforzare la squadra schierando alcuni giocatori massicci sebbene lenti, detti elefanti. Il suo obiettivo fu di aggirare la difesa romana insistendo più sulle fasce. In questa fase i cartaginesi dimostrarono una superiorità di manovra, tale da impedire all’avversario qualunque difesa e costringendolo quindi alle respinte affannose dall’area. Ma Roma lentamente si riprese, e sfruttando le doti tattiche di Quinto Fabio Massimo, detto “cunctator” (temporeggiatore), riconquistò man mano il campo. Fino a che Scipione (202 a.C.) con un guizzo la buttò in porta per il 2-0.

Dagli antichi manoscritti risulta che fu in questa occasione che Fabio Massimo Caressa coniò la frase in cui l’arbitro manda tutti a “bibere potionem caldam”, con il contributo fondamentale di Nandus Sanvitus.

Le prime due guerre furono molto pesanti sia per i romani che per i cartaginesi che ne risentirono a livello atletico durante la terza. Negli spogliatoi Catone il Censore non smise di invitare i compagni alla concentrazione perché contro Cartagine ogni distrazione poteva essere fatale.

Il mister cartaginese invece tentò l’ultima carta a sua disposizione facendo entrare Massinissa.

Subito la terza guerra si fece molto caotica ed aspra. Saltarono diversi schemi e non fu proprio un bel vedere dal punto di vista del gioco. Cartagine era estremamente ben difesa. La sosta aveva dato ad Asdrubale un po’ di energie, e il suo impegno in campo mise non poco in difficoltà i romani. Ma la stanchezza accumulata mise in difficoltà Cartagine che si richiuse nuovamente nella sua area assediata. Scipione non forzò l’attacco, fino 146 a.C., momento in cui con un colpo di testa mise fine alla battaglia portando i romani sul 3-0.

Si disse che Scipione, dopo il terzo gol, pianse e corse verso la curva lanciando la corazza verso gli spalti.

Da Roma per il momento è tutto, ma non prima di ricordare che per i prossimi tre secoli, le guerre puniche saranno un’esclusiva Mediaset Imperium.

 

(Fabrizio Ferri)

 

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Pillole di cultura per chi va di fretta: l’Italia.

Italia.

Stato peninsulare situato nell’Europa Meridionale, dal 1945 al 2002 di proprietà degli USA, è attualmente intestato alla Germania, che ne utilizza patrimonio e fondi attraverso la controllata UE s.r.l.

L’Italia (altrimenti detta Belpaese, da una selezionata giuria di nonvedenti) confina a nord con il Trentino Alto Adige, a Est con i dentisti economici, ad ovest con Ventimiglia, a sud con i gommoni.

Territorio
L’Italia, la cui superficie è di 7.890.000 mq, dei quali 6.890.000 nelle mani della criminalità organizzata, 300.000 destinati al pascolo, ed i restanti 700.000 attico di Bertone, è bagnata dal Mar Mediterraneo, specchio d’acqua di proprietà dell’Isis dal 2015 e precedentemente intestato a Flavio Briatore.

Popolazione
Gli abitanti dell’Italia sono 60.700.000, sebbene ogni anno si assista ad un flusso migratorio verso paesi esteri. Infatti adesso gli abitanti dell’Italia sono 60.659.000, e sbrighiamoci a finire questa lettura, altrimenti ne restano proprio pochi. Ecco, se ne sono andati altri 5.000. Mannaggia.

Lingua
La principale lingua parlata è il bimbominkiese, seguita da calabrese, rumeno, cinese, klingon, gombloddaro, senegalese, Franco-Marocchino, Franco-Battiato, pugliese, svedese (catalogo 2015), italiano (2% della popolazione), italiano corretto (13 persone in tutto, conservate in una teca in titanio presso il CERN).

Religione
La religione più diffusa è il calcio, seguita dal finto cattolicesimo, poi dall’ateismo con conversione pre-morte, musulmanesimo sospetto, buddismo, bullismo, barbara d’urso, testimoni di geova, detrattori di testimoni di geova, Vorwerk.

Moneta
La moneta ufficiale è la dieci euro, sotto la quale non è possibile effettuare acquisti. Per piccole transazioni è utilizzabile il like di Facebook ( al cambio = 5 euro).

Città
La capitale d’Italia è Roma Capitale, i cui abitanti si chiamano stranieri. Altre importanti città italiane sono Milano, i cui abitanti si chiamano meridionali, Marsa Alam, Orio al Serio. Gli abitanti di Avezzano (Aq) si chiamano romani. Gli abitanti di Roccaraso (Aq) si chiamano napoletani. Gli abitanti del Molise si chiamano a bassa voce tra di loro. In Italia è presente una località segreta, nella quale si effettuano singolari esperimenti di natura scientifica sulla popolazione locale, quali: finta raccolta differenziata, sversamento di liquami in mare in piena estate, cementificazioni per miliardari con sventramento di colline, miracoli fasulli, abbandono di opere pubbliche, prostituzione fronte-spiaggia. Questo posto ha il nome in codice M0N7351LV4N0 (P3).

Istituzioni
L’Italia è una Repubblica parlamentare presidenziale bicamerale pentecostale con sistema maggioritario copto a doppio turno alla francese senza lingua e scorporo della quota proporzionale con sbarramento al 5% in ZTL. In pratica governa il Presidente della Repubblica dopo che le elezioni non sono riuscite a dare una maggioranza parlamentare a chi le elezioni le ha vinte, ma siccome il sistema elettorale non funziona, chi lo ha votato così non funzionante ne inventa un altro peggio del precedente. I governi durano dai 2 ai 5 anni, subendo rimpasti e ribaltoni, cambi di partito e di casacca. Il Presidente della Repubblica è Sergio Mattarella, morto nel settembre 2002 ma non ancora avvertito del fatto.
Il caos politico-istituzionale del paese viene digerito settimanalmente dagli italiani, grazie al fatto che i mass media tendono a concentrarsi su temi quali:
-il freddo d’inverno
-il caldo d’estate
-il traffico a ferragosto
-la pioggia che bagna le cose
-i rifiuti di Napoli
-la mafia di Roma
-la mafia di Napoli
-i rifiuti di Roma
-gli scontri tra tifoserie di Roma e Napoli a colpi di rifiuti e mafia
-funerali rom
-un delitto irrisolvibile all’anno (età sotto i 18, possibilmente parenti coinvolti o brave persone che salutavano sempre)
-referendum su vallette di Sanremo
-ospiti di Don Mazzi
-situazione geopolitica della topa di Belen

Agricoltura.
Fiorenti coltivazioni di marijuana, scorie radioattive e cadaveri.

Industria.
L’industria automobilistica italiana è ubicata in Polonia, Brasile e Serbia.
La lavorazione del rame altrui è stata completamente delocalizzata in Romania.

Lavoro.
La disoccupazione in Italia è al 12,3%.
Gli occupati attuali svolgono le seguenti attività:
– seminari in qualità di esperti di: macroeconomia, religione, equilibri internazionali, rugby, neurochirurgia, cause dell’autismo, sofferenza degli animali uccisi per gastronomia, non sofferenza degli insetti uccisi per difesa dell’epidermide
– creazione gruppi whatsapp
– commenti critici su Facebook
– pubblicazione notizie inventate su Facebook
– invii di foto di cazzi su chat di Facebook
– risposte piccate su chat di Facebook da donne che hanno ricevuto foto di cazzi
– invii di tazze di caffè il lunedì su Facebook su pagina
– invii di tazze di caffè con cazzi il martedì su Facebook in chat e su pagina
– indignazione generalizzata per tutto su Facebook
– segnalazione e ban di persone a casaccio su Facebook
– dire in giro di avere Facebook ma di usarlo poco, e comunque ora lo tolgo, lo tengo solo per te e pochi altri credimi, sìmaimarò, quelle foto dei bambini morti, oh mio dio, gli arabi non si integrano, io sono contro la pena di morte ma in alcuni casi guarda.
– rubare matitine IKEA
– guardare Il Segreto

Usanze
Gli italiani pagano, senza fiatare, un litro di benzina sapendo bene di finanziare guerre finite da settant’anni, rinnovi di contratti degli anni ’60, lavori mai fatti per terremoti e catastrofi, Stati che sostengono l’Isis. Ma poi si indignano per un fuorigioco non visto dall’arbitro alla domenica.

Gli scienziati internazionali sostengono che la conformazione territoriale e il quoziente intellettivo di chi governa l’Italia non sono adatti a permettere la sopravvivenza di alcun essere umano. Ma l’Italia non lo sa, e continua, incredibilmente, ad andare avanti.

 

(Francesco Brescia)

 

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Pillole di letteratura

Ci permettiamo di suggerire alcuni libri molto interessanti di un gruppetto di scrittori emergenti. Potrete intuire lo stile dello scrittore semplicemente leggendo alcuni stralci significativi. Cercate lo stile che più è di vostro gradimento ed acquistate od ordinate il libro presso la vostra libreria di fiducia.

 

“… il tenente Jameson era preoccupato. Il caso dell’assassinio della signora Solomon e di suo marito sembrava all’apparenza di facile soluzione.Tuttavia questa volta c’era qualcosa che rendeva le indagini difficilissime: i coniugi Solomon non avevano il maggiordomo.”

(Il caso che però non era il caso, di Derrick Rex, ed. Cluedo, 1975)

 

“…spesso le ciambelle non riescono col buco. Guardandole pensi che il fornaio abbia commesso un errore, ma magari voleva semplicemente fare dei biscotti e sei tu che non hai capito una mazza.”

(Fabio Atterro, “Esco a fare due puzze”, ed. Immondo, 2013)

 

“…e tutto gli apparve più nitido: la città, le luci, il lago e la montagna davanti. Poteva respirare un’aria cristallina e il freddo pungente gli allargava le narici. Quasi quasi aveva fatto bene a frantumare il vetro della finestra del tinello con quella mazza.”

(Joe Wayn Frantumi, Modifiche e upgrades alla struttura domestica, ed. Architravone, 1996)

 

Nebbia.
Di Edgar Stevenson.

Se vedete così,
50 km/h,
Se vedete così così,
25 km/h.

(Da Anas Aiscat e altri cartelli, ed. Men At Work, 2011)

 

“…il topo Squittino prese la strada del bosco e si diresse verso la casa della fidanzata. La notte era ormai calata e Squitto doveva camminare seguendo le lucciole. “Vieni bel topolone!” gli dicevano, “Vuoi fare ammore?” Ma lui passava avanti senza curarsene. In effetti lo attendeva gratis una bella topa.”

(Roditori e roditrici, Mary Triece, ed. Di Bocca, 2012)

 

“…Quella notte Ling Tzu risalì il fiume per dieci miglia, fino a raggiungere il canneto che circondava lo stagno d’oro. La luna bianca si specchiava nella pozza e non un filo di nebbia si interponeva, sì che l’immagine riflessa appariva nitida, e la luna pareva immersa nell’acqua invece di essere nel cielo. Si sedette in meditazione profonda e cominciò ad intonare il consueto Om. Al decimo Om, il discepolo Ying Xi si alzò da un cespuglio. ‘Oh Maestro,’ esclamò, ‘hai fatto tutta questa strada solo per rompermi i coglioni mentre sto cagando?’ E gli puntò contro la torcia MagLite. Ling Tzu fu illuminato.”

(Storie del lago e altri koan, Lao Ming, ed. Tenderly, 1213)

 

“…Mario scese dal tram e si diresse verso la casa di Beatrice. Un vecchio portone gli si parò davanti. Mosse lo sguardo fino a trovare il citofono. Si fece coraggio e premette il bottone con scritto ‘Beatrice Fazi’. Attese qualche secondo, finché una sottile voce di donna dall’altro capo domandò: ‘Chi è?’ Gli sembrò di rinascere, fece un lungo respiro, e con tutto il fiato che aveva in gola urlò: ‘Suuuucaaaaaa’ e scomparve nella notte.”

(Amore per scherzo, Stefano Ceppetto, ed. Stock-Hudson, 1985)

 

“…Sheria la fata delle nebbie lanciò l’anello di Gotan contro il tronco, e la pianta di Benidia si animò. “Come hai osato,” urlò il vegetale “mai nessuna delle fate di Xerdon aveva mai disturbato il mio sonno.” O albero Corinide, il mio anello Gotan a contatto con la Benidia si trasformerà in un potente amuleto Vulcar e con la forza di mille Winder distruggerà la foresta Restan.”

(Maghi e fate come vi pare, Nicola Burdan Drasan Brandan ed. Murdaxedbaradotun, 1998)

 

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Marta e Renato

Stasera nel mio turno di volontariato in ospedale mi è venuta in mente Belen. Lo so che potrà sembrare irrispettoso, ma per un attimo mi è balenata l’immagine della showsgnacchera, con la febbre alta, che si fotografa semicoperta (ma per il resto ignuda) nel suo letto di dolore.

E mi è venuta in mente guardando Marta, ottantasei anni, malata di Alzheimer, Marta che apre gli occhi a fatica, non ingoia la cena, che con tanto amore la figlia cerca di farle mangiare. Non risponde se la chiami, ha la pelle pallida e macchiata, pochi capelli in testa e di un colore ormai indefinito.

E accanto a Marta suo marito, Renato, ottantasette anni, che la guarda, e mi guarda e mi dice: “Sta meglio di oggi sa, oggi non apriva nemmeno gli occhi… stasera invece sì…” E piange. Lui, operato al cuore, con tutte le forze che gli rimangono riesce anche a camminare per andare dalla sua donna, dal suo carabiniere, e piange. Perchè oggi gli hanno detto che “…se non riesce la cura…” e il discorso gli si spezza, e piange.

Marta non è più bella, non è più giovane, Marta non ragiona nemmeno più, ma per Renato non è nemmeno lontanamente paragonabile a tutte le Belen del mondo.

Non discuto sull’uso che una persona fa del proprio corpo, ma lascerei perdere la malattia, la sofferenza. Vorrei che tutti potessero avere un Renato od una Marta accanto, che non vedono nient’altro che la mancanza, il dolore ed il vuoto che ci potrebbe essere senza chi amano, da sempre, davvero.

 

(Letizia Battaglia)

 

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Parigi val bene un Ahmed.

E’ successo ancora. E’ stato un attentato a sangue freddo, in una delle più importanti città del mondo, che ha visto cadere esseri umani, ammazzati per mano di esseri umani. Era già avvenuto qualche mese fa, ne sono accaduti innumerevoli e sono certo che accadranno ancora.

Ma quando un uomo priva un altro uomo della sua vita, la tragedia vera al di sopra di tutto è la morte. E così come è tragedia per noi un terrorista che spara sulla folla, è tragedia per un padre un marito che uccide sua figlia, è tragedia per la madre un automobilista che investe il figlio, ovunque e a chiunque ciò accada. Il motivo per cui l’evento avviene è secondario. Anche la fame è un motivo valido per uccidere un altro uomo e cibarsi della preda, ma non esclude che questa sia comunque una tragedia.

Discernere su chi abbia torto o ragione è un puro esercizio di stile. Chi rispetta la vita ha ragione, chi non la rispetta ha torto.

Quello che è accaduto a Parigi ti tocca, mentre ciò che accade in Mali ti sfugge? E’ perchè non rispetti la vita, ma solo la tua vita.

Scrivi che non vuoi commentare? E’ lo stesso che commentare, il non fare nulla davanti al disprezzo della vita è comunque un’offesa alla vita.

Sono stati gli islamici e quindi vanno tutti sterminati? E’ perchè non rispetti la vita, inclusa quella degli islamici, ma hai paura per la tua.

Sei un islamico e vuoi radere al suolo Roma e sgozzare i cristiani? E’ perchè non rispetti la vita, oltretutto nemmeno la tua, perchè saresti disposto anche a farti esplodere.

Invochi l’intervento dell’esercito per andare in Siria e bombardare? E’ perchè non rispetti la vita, ti sta a cuore la tua ma non quella dei siriani e oltretutto anche quella dei soldati a cui chiedi di andare.

Colori la foto profilo con la bandiera? E’ perchè non hai chiaro il valore della tua vita e hai bisogno di uniformarti ad altri pareri per convincerti di valere qualcosa, almeno come numero.

Non sono mai stati gesti estemporanei, contingenti e personali a cambiare il corso degli eventi. Il cambiamento parte da un altro posto. Quando insegnate l’educazione ai bambini, pensate che questa significhi dire “Grazie.” o “Buongiorno.” o “Prego.” ma forse i bambini sono più educati di voi. Sappiate che la cosa più importante che i bambini sanno fare, cioè giocare e ridere insieme è il vero antidoto alla morte. Non fate in modo che i vostri figli lo dimentichino, non ingabbiateli, non costringeteli all’appartenenza ad una cultura, perchè alla cultura non si appartiene, è la cultura che deve appartenere all’essere umano. Fate in modo che non dimentichino mai ciò che hanno imparato alla nascita, cioè che mettendoli al mondo, la madre ha dato loro la vita, la propria, la loro e soprattutto quella degli altri.

 

(Fabrizio Ferri)

 

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I limiti della satira.

  1. La satira non ha pena di alcun evento o individuo.
  2. La satira non ha bandiera, è coerente nella sua incoerenza e non sposa alcuna causa o credo a prescindere.
  3. La satira non è generica, ma entra nel merito e sviscera l’oggetto fino in fondo in totale assenza di pregiudizio.
  4. La satira può menzionare qualunque cosa, a patto che questa sia usata come mezzo e non come fine.
  5. La satira non è dileggio nè offesa gratuita di alcun uomo o alcuna fede.
  6. La satira può far ridere oppure no, ma obbligatoriamente deve far pensare.
  7. La satira non è distruttiva ma costruttiva, deve essere usata per migliorare e non per demolire.
  8. La satira risponde agli attacchi con ulteriore satira; non esiste altra arma per la satira che la satira stessa.
  9. La satira sorvola gli eventi e le persone e non scende al loro livello se non per tentare di portarli al suo.
  10. La satira si insegna e si impara, e anche chi la insegna non la imparerà mai fino in fondo.

 

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